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Un appartamento di transito per i ragazzi in uscita dagli istituti
Un nodo importante emerso in seguito alle politiche di riforma del sistema di tutela e ricco di conseguenze per l’intera comunità è il problema dei ragazzi e ragazze maggiorenni, che escono dagli istituti e non sono più supportati da alcuna istituzione: non hanno possibilità di tornare nelle famiglie di appartenenza dalle quali erano stati allontanati, non sono in ancora in grado di avere una propria famiglia e spesso hanno condizioni lavorative precarie; sono dunque lasciati a sé stessi ed emarginati per la loro provenienza.
È necessario creare un sistema di appoggio per tali persone, in grado di ridurre le difficoltà (psicologiche, relazionali, sociali, ecc...) di adattamento al brusco passaggio da una condizione di vita in istituto, strutturata piuttosto rigidamente, al vuoto sociale e di prospettive future che accoglie molti di questi ragazzi al momento delle dimissioni, soprattutto quando abbiano difficoltà a trovare e mantenere un lavoro. Il pericolo è che si lascino travolgere dall’incapacità di far fronte a queste difficoltà, ripiegando su condotte pericolose per sé e gli altri (alcool, droghe, violenza, prostituzione) che peggiorino ulteriormente la loro condizione.
E’ perciò fondamentale la creazione di strutture in grado di garantire ai ragazzi/e un periodo di assestamento nel passaggio dall’istituto alla vita autonoma e la progressiva sperimentazione del proprio ruolo di adulti, attraverso la ricerca di un lavoro, di una abitazione, la creazione di legami affettivi durevoli, la relazione con figure di riferimento significative.
E’ per questi motivi che Curcubeu, in partnership con la DGASPC (DIRECŢIA GENERALĂ DE ASISTENŢĂ SOCIALĂ ŞI PROTECŢIA COPILULUI) un appartamento di transito, riservato all’accoglienza di ragazzi maggiorenni, quindi in dimissione dall’istituto, che hanno iniziato e mantengono un’attività lavorativa, ma non sono ancora in grado di provvedere autonomamente alla ricerca e gestione di una abitazione propria.
Tale proposta nasce da un bisogno urgente delle autorità locali, che stanno promovendo con buoni risultati la de-istituzionalizzazione dei minori inseriti nelle vecchie strutture residenziali e il loro reinserimento in famiglie naturali o affidatarie e in strutture residenziali più piccole (case famiglia), grazie ai fondi del Programma europeo PHARE; il problema da affrontare riguarda invece i ragazzi che si avvicinano o hanno superato il diciottesimo anno di età: sono maggiorenni, non rientrano nelle politiche di supporto romene, ma non sono ancora in condizione di vivere da soli, privi della rete istituzionale.
Uno degli attuali problemi da affrontare in Romania riguarda i ragazzi e le ragazze che si avvicinano o hanno superato il diciottesimo anno d’età e non frequentano più la scuola: sono maggiorenni, non rientrano nelle politiche di supporto romene, ma non sono ancora in condizioni di vivere da soli, privi della rete istituzionale. In particolare le ragazze rappresentano un gruppo estremamente vulnerabile e a rischio di emarginazione, sia per le situazioni di disgregazione e di difficile integrazione sociale delle famiglie di origine, che rendono impossibile il loro rientro a casa, sia per la difficoltà di garantire loro pari opportunità rispetto ai coetanei da parte della società in cui vivono, a causa di discriminazioni di genere, sul lavoro e nella vita quotidiana. Tutto questo viene aggravato dal fatto che le ragazze con ritardo mentale sono spesso facile preda di abusi di ogni genere. II progetto Casa Papadiilor si è perciò inserito in un "vuoto" progettuale e di servizi, con la finalità di sostenere le giovani ragazze nel raggiungimento di autonomia, e favorire la piena espressione di capacità e competenze individuali, e vuole essere un’occasione per dare a queste ragazze la concreta possibilità di "mettere radici”, per iniziare un proprio percorso di crescita individuale a partire da un’esperienza di reale accoglienza e supporto educativo personalizzato. Cos’è Casa Papadiilor? Un appartamento di transito riservato all’accoglienza di sei ragazze maggiorenni, con diversi gradi di ritardo mentale, in dimissione dagli istituti, che inizieranno un’attività lavorativa, ma non ancora in grado di provvedere autonomamente a se stesse, né tantomeno alla ricerca e gestione di un’abitazione propria. Nicoleta, Verginica, Daniela, Aurelia, Florina e Simona sono le sei ragazze che attualmente vivono nell’appartamento di Slatina. Nicoleta, Verginica, Daniela e Aurelia hanno, sulla carta, un ritardo mentale accentuato, ed hanno frequentato una scuola speciale, ma entrambe non sanno né leggere né scrivere. Aurelia, dopo la chiusura dell’orfanotrofio, è stata mandata in un ricovero per anziani, dato che negli appartamenti statali non vi era più posto. Inutile dire che quello non era un luogo per lei. Aurelia ha ventuno annI, ma fisicamente sembra una bambina di nove. Nicoleta, invece, lavora attualmente in una tipografia sia come aiutante alla ricopertura dei libri, sia per i servizi di pulizia. Così come Daniela, che lavora come donna di servizio per un piccolo ristorante. Verginica è forse la ragazza più difficile; è stata trasferita da un istituto all’altro a causa della sua schizofrenia. Ha una grande passione per i fiori, e si è infatti riusciti a trovarle un lavoro in un chiosco che vende fiori. Obiettivo Contribuire alla riduzione della marginalità delle giovani in difficoltà, favorendone l'integrazione sociale, attraverso la possibilità di sperimentare un periodo "ponte" tra l'istituto e la totale indipendenza, durante il quale consolidare le proprie capacità relazionali, l'autonomia individuale, lavorativa e di gestione domestica, in un ambiente accogliente e sereno che valorizzi uno stile di vita equilibrato. Tale possibilità viene garantita attraverso l’attivazione di un appartamento di transito, nel quale le ragazze possano vivere, e alla cui gestione possano contribuire, affiancate da un educatore (e talvolta da uno psicologo) come sostegno e guida nella progressiva acquisizione di un’ autonomia e indipendenza adulta. E' rivolto a ragazzi e ragazze particolarmente meritevoli, orfani o appartenenti a famiglie in disagiate condizioni economiche. Attualmente i beneficiari sono 5 giovani: 3 ragazze e 2 ragazzi.
Sono attivi 2 laboratori:
- uno di cucito, frequentato dalle ragazze di Casa Florilor, Casa Papadiilor e degli appartamenti protetti di Bals, che non hanno ancora un lavoro;
- uno di pittura, frequentato dai ragazzi malati di AIDS ospitati presso l'istituto della cittadina di Bals.
Organizziamo campi di lavoro estivi ed invernali che propongono attività educative e ludico-ricreative volte alla conoscenza reciproca, indirizzate sia alle bambine e ai bambini seguite/i dai servizi sociali, sia alle ragazze di casa Florilor e Casa Papadilor.
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